La musica tunisina e la tradizione del malouf
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La musica tunisina e la tradizione del malouf

Quick Answer

Cos'è il malouf e dove possono ascoltarlo i visitatori?

Il malouf è la tradizione musicale classica andalusa della Tunisia, costruita su suite strutturate chiamate nubat e suonata con oud, rebab, qanun e derbouka. Si ascolta al meglio al palazzo Ennejma Ezzahra a Sidi Bou Saïd, durante i programmi di concerti del Ramadan a Tunisi, o in festival regionali come il festival del Malouf di Testour e il festival internazionale di musica sinfonica di El Jem.

La maggior parte dei visitatori di Tunisi incontra la musica tunisina per caso, uscendo da una finestra di caffè su Avenue Habib Bourguiba, o suonata sopra il tè alla menta e la pasticceria di una terrazza a Sidi Bou Saïd, e raramente si ferma a chiedersi cosa stia effettivamente ascoltando. Buona parte di essa, in particolare tutto ciò che suona strutturato, semiclassico e un po’ formale, è probabilmente malouf, o qualcosa costruito direttamente sulle sue fondamenta.

Il malouf è il ramo tunisino della tradizione musicale classica andalusa che i profughi sefarditi e musulmani portarono attraverso il Mediterraneo dopo il 1492, rielaborata nel corso di cinque secoli in qualcosa di distintamente tunisino. Questa guida illustra come funziona davvero la tradizione, dove sopravvive oggi, e dove un visitatore genuinamente curioso può andare per ascoltarla come si deve anziché come semplice rumore di sottofondo.

DoveTunisi, Sidi Bou Saïd, Testour, El Jem
CostoGratuito o economico per la maggior parte dei concerti; i biglietti dei festival variano, all’incirca 20-60 TND (6-18 €)
Tempo necessarioUna serata per un concerto; mezza giornata se abbinato al museo Ennejma Ezzahra
Come arrivareTreno TGM per Sidi Bou Saïd; auto o tour organizzato per Testour ed El Jem
Periodo miglioreSere di Ramadan a Tunisi; stagione estiva dei festival a Testour ed El Jem

Un’eredità andalusa, rielaborata in cinque secoli

Il malouf fa risalire le proprie radici alla raffinata musica di corte della Spagna musulmana, portata in Tunisia in ondate successive dai profughi andalusi in fuga dalla reconquista cristiana, soprattutto dopo la caduta di Granada nel 1492.

Ciò che arrivò non era un repertorio fisso ma un sistema musicale, basato su suite strutturate chiamate nubat, che i musicisti tunisini trascorsero i secoli successivi ad adattare, assorbendo influenze arabo-berbere locali e distinguendosi infine in modo abbastanza netto dalle tradizioni parallele sviluppatesi in Algeria e Marocco da essere considerato una scuola a sé stante. La parola malouf stessa significa all’incirca “il consueto” o “il familiare” in arabo, un nome che dice qualcosa su quanto profondamente sia diventato radicato nell’identità tunisina piuttosto che restare un’importazione straniera.

Una nuba completa, l’unità strutturale fondamentale della tradizione, attraversa una sequenza fissa di movimenti vocali e strumentali, aprendo con un preludio strumentale improvvisato, passando attraverso diverse sezioni cantate di crescente complessità ritmica e chiudendo con un finale più veloce ed energico. Tradizionalmente, il malouf tunisino riconosceva tredici nubat, sebbene solo una dozzina circa sia sopravvissuta in una forma vicina alla completezza; il resto esiste solo come frammenti, cori ricordati a memoria o melodie parzialmente trascritte, un promemoria di quanto questa tradizione dipenda dalla trasmissione orale e di quanto facilmente possa andare perduta.

Gli strumenti di un ensemble di malouf

Un ensemble tradizionale di malouf è incentrato sull’oud, un liuto senza tasti dalla forma a pera che porta la maggior parte del peso melodico, affiancato dal rebab, uno strumento ad arco più semplice con una tradizione più antica, e dal qanun, una cetra a pizzico i cui arpeggi ondulati sono uno dei suoni più immediatamente riconoscibili della musica classica araba in generale.

La percussione arriva dalla derbouka, un tamburo a calice suonato a mano, e spesso dal tar, un tamburo a cornice più vicino a un tamburello, entrambi a fornire i cicli ritmici che portano avanti il brano attraverso le sue sezioni finali più veloci. Le voci, tradizionalmente affidate a un piccolo coro anziché a un solista, seguono forme poetiche arabe classiche, spesso attingendo a versi mistici o romantici di epoca andalusa il cui significato è diventato, per molti ascoltatori tunisini contemporanei, secondario rispetto al suono e alla struttura dell’esecuzione stessa.

I visitatori interessati agli strumenti in sé, non solo alla musica, sono ben serviti dalla collezione di Ennejma Ezzahra, trattata più sotto, che custodisce uno degli assemblaggi più significativi della regione di strumenti musicali storici arabi e mediterranei, insieme al programma di concerti del palazzo stesso.

La Rachidia e la lotta per preservare una tradizione in declino

All’inizio del ventesimo secolo, il malouf rischiava concretamente di scomparire, mentre il mutare dei gusti, la diffusione della musica popolare egiziana e levantina attraverso le prime registrazioni e la radio, e la pura difficoltà del processo di trasmissione orale confinavano sempre di più la tradizione in una cerchia sempre più ristretta di praticanti anziani. Nel 1934, un gruppo di musicisti e intellettuali tunisini fondò El Rachidia, un istituto a Tunisi dedicato specificamente a trascrivere, insegnare ed eseguire il malouf prima che se ne perdesse ancora di più.

I fondatori della Rachidia intrapresero il meticoloso lavoro di trascrivere le nubat dalla memoria di esecutori anziani, standardizzando un repertorio che in precedenza esisteva perlopiù nella testa dei singoli musicisti, e formando generazioni successive di studenti in una versione notata e basata sugli strumenti di una tradizione che era sempre stata tramandata a orecchio.

L’istituto opera ancora oggi a Tunisi, gestendo un conservatorio, un ensemble di esecuzione e concerti regolari, e la sua fondazione è generalmente considerata l’atto di conservazione più importante nella storia moderna della tradizione. Senza di esso, concordano la maggior parte degli specialisti, una parte significativa delle nubat sopravvissute probabilmente non esisterebbe oggi in alcuna forma eseguibile. I concerti della Rachidia stessa, quando in programma, sono uno dei modi più affidabili per ascoltare il malouf eseguito in modo vicino a come lo intendevano i fondatori dell’istituto, strutturato e formale anziché adattato per un pubblico occasionale.

Ennejma Ezzahra: un palazzo costruito per la musica

Sulla collina sopra Sidi Bou Saïd, il palazzo Ennejma Ezzahra fu costruito all’inizio del ventesimo secolo dal Barone Rodolphe d’Erlanger, un aristocratico franco-britannico, pittore e appassionato studioso di musica araba che si stabilì in Tunisia e divenne uno dei più importanti contributori non tunisini alla conservazione del malouf.

Il monumentale studio in sei volumi di d’Erlanger sulla musica araba, pubblicato negli anni Trenta, resta un’opera di riferimento fondamentale nel campo, e il suo palazzo, uno stravagante mix di stili architettonici andalusi e tunisini affacciato sul golfo di Tunisi, ospita oggi il Centre des Musiques Arabes et Méditerranéennes, un museo di strumenti storici e una sede per concerti regolari.

È davvero una delle migliori tappe singole della regione di Tunisi per chiunque sia interessato alla tradizione: l’edificio in sé merita la visita solo per motivi architettonici, la collezione di strumenti dà una forma concreta a quella che altrimenti sarebbe una storia musicale astratta, e il programma di concerti in corso del palazzo significa che c’è una reale possibilità, stagionalmente, di ascoltare il malouf eseguito tra le stesse mura dove d’Erlanger un tempo ospitava i musicisti che lavorava a documentare.

Verificate gli orari di apertura e i calendari dei concerti prima di visitare, dato che il museo mantiene orari più limitati rispetto ai principali siti di Sidi Bou Saïd nelle vicinanze, e abbinatelo ai caffè della cittadina, trattati nella guida ai caffè di Sidi Bou Saïd, per una mezza giornata completa.

Habiba Msika e l’età d’oro della canzone tunisina

Gli anni Venti produssero la prima generazione di musicisti popolari registrati della Tunisia, e nessuna figura di quell’epoca svetta più di Habiba Msika, cantante e attrice la cui fama a Tunisi rivaleggiava con quella di qualsiasi interprete nel più ampio mondo arabo dell’epoca, prima che il suo omicidio nel 1930 per mano di un ammiratore ossessivo interrompesse brutalmente la sua carriera.

Il repertorio di Msika attingeva alle strutture del malouf spingendo al contempo verso uno stile vocale più personale ed espressivo che contribuì a definire il modello per la canzone tunisina del ventesimo secolo in senso più ampio. Accanto a lei, cantanti come Cheikh El Afrit portarono stili affini al malouf nell’era della radio e delle prime registrazioni, assicurando che la tradizione raggiungesse un pubblico ben oltre la sala da concerto.

Questo periodo produsse anche una collaborazione stretta e spesso trascurata tra musicisti ebrei e musulmani tunisini: molti dei più importanti interpreti e conservatori del malouf dell’epoca erano ebrei tunisini che lavoravano accanto a colleghi musulmani in un periodo in cui la vita culturale delle due comunità era molto più intrecciata di quanto lo sia oggi. La guida all’eredità ebraica in Tunisia tratta questa storia in maggiore dettaglio per i lettori che vogliono il quadro completo.

Festival o sedePosizioneQuandoFocus
Concerti della RachidiaTunisiProgrammati durante l’anno, più frequenti in invernoMalouf tradizionale, repertorio notato
Ennejma EzzahraSidi Bou SaïdProgramma stagionale di concertiMalouf, musica da camera araba, strumenti storici
Festival del Malouf di TestourTestourEstate, generalmente luglio o agostoMalouf specificamente, formato competitivo e di vetrina
Festival Internazionale di CartagineCartagine, teatro romanoLuglio e agostoProgramma ampio che include musica classica araba e popolare
Festival Internazionale di Musica Sinfonica di El JemAnfiteatro di El JemEstateClassica e sinfonica, occasionali incroci influenzati dal malouf

Il festival di Testour e la cittadina che il malouf chiama casa

Testour, la città di fondazione andalusa nella valle della Medjerda a ovest di Tunisi, vanta un legame specifico con la tradizione del malouf al di là della sua eredità andalusa generale: ospita un festival annuale del Malouf, che attira interpreti ed ensemble da tutta la Tunisia e occasionalmente dall’Algeria e dal Marocco per un programma dedicato specificamente alla tradizione anziché inserirla in un festival artistico più ampio.

Il carattere architettonico andaluso della città, compresa la sua torre dell’orologio dai numeri invertiti tanto insolita quanto famosa, rende l’ambientazione appropriata in un modo difficile da riprodurre altrove. Una gita di un giorno attraverso la valle della Medjerda tratta la città nella sua interezza, e Il meglio della Tunisia: 4 giorni di storia, siti UNESCO e rovine romane, citato altrove su questo sito per la sua tappa a Testour, è uno dei pochi itinerari di più giorni a raggiungere effettivamente la città.

L’anfiteatro di El Jem come sede di concerti

È una vera sorpresa per chi visita per la prima volta scoprire che il vasto anfiteatro romano di El Jem, uno dei meglio conservati al mondo, funge ogni estate anche da una delle sedi musicali più importanti della Tunisia, ospitando il Festival Internazionale di Musica Sinfonica.

Il programma è orientato principalmente verso opere orchestrali classiche occidentali piuttosto che verso il malouf specificamente, ma l’ambientazione, una genuina arena romana del terzo secolo sotto il cielo aperto, dà anche a un programma orchestrale standard un peso che una sala da concerto convenzionale non può eguagliare, e alcuni brani incrociati occasionali incorporano strumentazione classica araba e strutture modali tratte dalla tradizione del malouf.

La copertura completa del sito stesso è nella guida all’anfiteatro di El Jem; El Jem: alla scoperta dell’anfiteatro romano copre la visita diurna, sebbene i biglietti del festival e l’accesso ai concerti serali si organizzino separatamente tramite la biglietteria del festival stesso anziché tramite i tour turistici standard.

Oltre il malouf: stambeli, mezoued e il suono tunisino contemporaneo

Il malouf si colloca all’estremità formale e classica della musica tunisina, ma è lontano dal rappresentare l’intero quadro. Lo stambeli, una tradizione dall’effetto ipnotico portata da comunità dell’Africa subsahariana e tradizionalmente associata a rituali di guarigione, utilizza un caratteristico liuto pizzicato chiamato gumbri e castagnette metalliche chiamate shqashiq, e sopravvive oggi soprattutto in contesti rituali e festivi specifici piuttosto che come intrattenimento tradizionale.

Il mezoued, costruito attorno a uno strumento a ancia simile a una cornamusa dallo stesso nome, si sviluppò come genere popolare tunisino di estrazione operaia nel corso del ventesimo secolo e resta ampiamente suonato ai matrimoni e nelle celebrazioni, guardato dall’alto in basso da alcuni puristi del malouf come rozzo ma genuinamente popolare in un modo che il malouf stesso non è più. La musica tunisina contemporanea spazia da star del pop mainstream come Saber Rebaï, il cui suono attinge più alle convenzioni pop egiziane e del Golfo che al malouf, fino a una consistente scena hip-hop e rap emersa con forza intorno alla rivoluzione del 2011 e che continua a produrre alcune delle musiche più politicamente impegnate del paese oggi.

Ascoltare musica tra Kairouan, El Jem e Monastir

Viaggiare verso sud da Tunisi in direzione di Kairouan, El Jem e la costa del Sahel apre un più ampio ventaglio di contesti musicali, dalle tradizioni di canto religioso di Kairouan legate al suo status di quarta città più santa dell’Islam, fino al circuito di festival più secolare intorno a El Jem e Monastir.

Una gita di un giorno Kairouan, El Jem e Monastir: tesori storici tunisini tocca tutte e tre le città e, con la guida giusta, può far emergere parte di questo contesto musicale accanto alle tappe storiche standard, sebbene non sia commercializzata come tour incentrato sulla musica e non garantisca un’esecuzione dal vivo. Per i viaggiatori con base più giù lungo la costa, un’escursione di mezza giornata a Monastir da Susa copre il ribat e la città vecchia di Monastir, un utile complemento se un itinerario nel Sahel vi porta già alla portata.

Domande frequenti sul malouf e sulla musica tunisina

Cosa significa esattamente la parola malouf?

Si traduce all’incirca come “il consueto” o “il familiare” in arabo, a riflettere quanto profondamente la tradizione originariamente andalusa si sia radicata nell’identità tunisina nei secoli successivi al suo arrivo.

Il malouf è ancora eseguito attivamente, o è un pezzo da museo?

Entrambe le cose, onestamente. L’istituto Rachidia e una piccola cerchia di ensemble dedicati lo mantengono eseguito e insegnato attivamente, e i festival a Testour e altrove gli offrono una vera vetrina pubblica ogni anno, ma non ha più la popolarità mainstream che aveva un tempo, e la maggior parte dei giovani tunisini ascolta più probabilmente pop, mezoued o hip-hop nella vita quotidiana.

Qual è il posto migliore in assoluto per vivere questa tradizione?

Ennejma Ezzahra a Sidi Bou Saïd, per la combinazione di architettura, collezione di strumenti storici e concerti dal vivo occasionali all’interno dello stesso edificio dove il Barone d’Erlanger condusse gran parte della sua ricerca fondamentale sulla musica araba.

Chi era il Barone d’Erlanger e perché è importante per la musica tunisina?

Un aristocratico e studioso franco-britannico che si stabilì in Tunisia all’inizio del ventesimo secolo, costruì il palazzo Ennejma Ezzahra e produsse uno studio in sei volumi sulla musica araba ancora oggi citato come riferimento fondamentale. Il suo palazzo funge oggi da museo e sede di concerti dedicati alla tradizione che contribuì a documentare.

I visitatori possono partecipare a un concerto della Rachidia a Tunisi?

Sì, quando i concerti sono in programma; l’istituto si esibisce periodicamente durante l’anno, più spesso in inverno. Verificate i calendari attuali sul posto, dato che non esiste un programma settimanale fisso.

Qual è la differenza tra malouf e mezoued?

Il malouf è la tradizione classica formale di radici andaluse della Tunisia, costruita su suite strutturate chiamate nubat e suonata con oud, rebab e qanun. Il mezoued è un genere popolare di estrazione operaia costruito attorno a uno strumento ad ancia dello stesso nome, associato ai matrimoni e alle celebrazioni, e generalmente considerato dagli specialisti del malouf una tradizione separata e meno formale.

Il festival musicale di El Jem è legato al malouf?

Non direttamente; è principalmente un festival di musica sinfonica e classica occidentale ospitato nell’anfiteatro romano ogni estate, sebbene la programmazione occasionale incorpori opere classiche arabe o incroci influenzati dal malouf. Vale la pena parteciparvi solo per l’ambientazione anche senza un interesse specifico per il malouf.

Il festival di Testour accoglie visitatori non tunisini?

Sì, è un festival pubblico aperto anziché un evento comunitario chiuso, sebbene le informazioni in lingua inglese sulle date esatte possano essere limitate; conviene confermare il programma dell’anno in corso tramite un contatto locale o una guida prima di partire.

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